Il male innocente. L'infanzia perduta della camorra
Il libro scruta la vita di ragazzi che sentono di appartenere alla
società dello spaccio della droga, delle regole ferree e implacabili del clan,
dei genitori in galera o morti sparati; non ci sono ancora dentro fino al
collo, ma i loro gesti, parole, pensieri, azioni prefigurano già la cultura
della violenza che presto fagociterà la loro esistenza. Vivono emozioni e
passioni non diverse da quelle degli altri ragazzi, che differiscono semmai per
una diversità di orientamenti e di obiettivi, e per un modo di sentire che
rasenta a volte una tragica intensità: la vita ha negato ad essi l’incantesimo
delle fanciullezza, la fiducia e la tenerezza delle esistenze serene, la
spensieratezza delle infanzie beate, per lasciargli soltanto l’innocenza del
male: un male irriflesso, come fosse l’unico modo di vivere, come se non
esistesse un’altra maniera di stare al mondo.









